Intervista a Paola Silva Coronel su interior design, allestimento punto vendita e rapporto tra chi stamp e chi progetta nel mondo retail

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10 domande a Paola Silva Coronel

Interior design, visual communication e il negozio del 2020. 10 domande a Paola Silva Coronel per parlare di tutto questo.

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Paola Silva Coronel è architetto e docente del Politecnico di Milano. Si occupa di comunicazione del punto vendita: dal progetto fino al product e window display. È la persona perfetta per parlare di visual communication, interior design e di come saranno i negozi nel 2020.

 

1) Ci racconti qualcosa di te? Dove possiamo vedere i tuoi lavori?

Sono un architetto, ho studiato al Politecnico di Milano e come progetto di tesi ho sviluppato una nuova corporate identity per Poste Italiane. Il caso volle, che di lì a qualche mese, dopo essermi laureata, Michele De Lucchi ricevesse l’incarico per rinnovare le agenzie di Poste Italiane e così, entrai nel grande studio milanese del noto progettista (tra le tante cose, del padiglione zero ad Expo).

Dopo Poste Italiane, avevo guadagnato sufficiente stima in De Lucchi, per occuparmi in prima persona di un grande progetto per Giorgio Armani: il nuovo Head Quarter di via Bergonone, a fianco del teatro (progettato da Tadao Ando). Era un progetto immenso (circa 8000mq) e con tempi serratissimi ed è stata un’esperienza decisamente formativa. Così dopo quasi cinque anni, ho deciso di iniziare l’attività da libera professionista. Il rapporto con Michele De Lucchi, non si è mai interrotto, proseguendo al Politecnico di Milano, dove da quasi dieci anni, collaboriamo fianco a fianco e impariamo tante cose dai nostri studenti. www.teachingislearning.it

 

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2) Expo è finito da poco. Da designer che cosa ti ha impressionato di più?

Il fatto che nonostante i molteplici spunti culturali, non si sia parlato d’altro che della coda al padiglione del Giappone! Battute a parte, è stata una bellissima cosa (io ci sono stata cinque volte e avrei voluto andarci almeno il doppio) una carica di energia immaginifica, di cui oggi c’è tanto bisogno.

 

3) La rete ha profondamente rivoluzionato il nostro modo di comunicare e di interpretare lo spazio. Che cosa significa la rete per un designer?

Deontologicamente gli architetti non possono farsi pubblicità (non chiedetemi perché, ma è così) la rete ha sdoganato il “mostrare cosa si fa” ed è una vetrina con un potenziale infinito sia per essere visti, sia per vedere altrettante infinite vetrine e quindi cogliere spunti, tendenze. La cosa che amo di più della rete è la possibilità di informarsi. Di conoscere subito le novità, di condividere pensieri, dubbi, perplessità, occasioni e successi.

 

4) Chi sono oggi i trend setter?

Questa è una domanda filona… perché sapete dai miei interventi alle varie conferenze, che uno degli aspetti che più amo del web è l’aver reso totalmente democratica la selezione e l’ascesa dei trend setter. Come dico spesso, grazie al web, siamo usciti dall’oligarchia dei grandi direttori delle riviste, che un tempo sceglievano e ponevano sull’olimpo un gruppo ristretto e selezionato di persone (gli archistar). Oggi, grazie al meccanismo dei “i like” e dei “follower” chiunque può, potenzialmente, divenire trend setter e la velocità di amplificazione del successo, è incomparabile a quella delle riviste: quindi viva il web!

 

5) Quali app usa una designer come te?

Quando sono su pinterest sono felice. E’ la mia casa delle bambole: lì raccolgo tutti i miei sogni, le cose che vorrei e che forse non riuscirò mai a fare. MAKE a WISH” il mio ultimo progetto, è nato da uno di questi sogni e forse, sta diventando realtà. Dopodiché controllo FB ogni ora (anche meno) CAR2GO, ENJOY e PYNG hanno rivoluzionato il mio modo di muovermi, Ibooks ha risolto tutti i momenti di attesa.

 

6) Come possiamo aiutare voi designer noi che ci occupiamo di stampa?

Così, come state facendo in questo preciso istante: dandoci autorevolezza nell’esprimere un parere. Nonostante il web, i media tradizionali credo abbiano ancora una fortissima influenza sul pubblico, anche perché sul web ci si va per propria iniziativa, sulla stampa (sia on-line che off-line) ci si va se chiamati e per essere chiamati, bisogna avere qualche atout.

 

7) Parliamo di Visual Merchandising: come sarà il punto vendita del 2020?

Accogliente, molto accogliente, con delle commesse competenti, gentili… altrimenti non avrei alcun motivo per entrarci. Già oggi, se ne potrebbe fare tranquillamente a meno! Io credo che il grande valore dei punti vendita, sia la possibilità di andarci in compagnia. Lo shopping on-line mi pare più un’attività solitaria. Quindi credo che “le relazioni” siano il grande tema da affrontare e risolvere nei prossimi 10 anni: bullismo tra i bambini, matrimoni che non durano, fidanzati traditi che ammazzano le compagne… Credo che il visual merchandising dovrebbe concentrarsi un po’ più sul cliente e un po’ meno sul prodotto. Il mio modello ideale di pv sono le pasticcerie: accoglienti, tutte sempre un po’ imbottite e ovattate, non c’è musica rock in sottofondo, si può chiacchierare serenamente e offrono prodotti raffinati e di qualità. Sempre più spesso mi capita di fare riunioni in pasticcerie storiche milanesi come Biffi o San Carlo e l’esito della riunione è spesso più che positivo!

 

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8) Quali sono i mercati più in crescita per l’interior decoration?

La personalizzazione, il custom made. Potremmo parlare per ore sul passaggio dall’artigianato all’industria degli anni ’60. Dal boom economico alla new economy, passando per varie crisi più o meno gravi. Oggi, il prodotto "in serie” non ha più alcun appeal e stiamo un po’ tornando verso l’unicità dell’artigianato. Ovviamente digitale! 

 

9) Ci dici 3 trend per il 2016?

Il ricamo digitale, di cui sono una grandissima fan. Le parole come elemento decorativo, che per altro è già in atto. Il "nudo e crudo” essenziale.

 

10) I tuoi progetti per il prossimo futuro?

MAKE A WISH è il mio nuovo nato. “Life decoration, according to your mood” Utilizzare il proprio stato d’animo, così come lo postiamo sui social, per decorare la nostra vita: dall’abbigliamento alle case, agli uffici in cui viviamo e lavoriamo. Ci sto lavorando, per ora è una scarna pagina facebook, ma spero avrà successo.

 

 

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